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venerdì 20 luglio 2012

Considerazioni minime sull'art.1 co.1 Cost. in rapporto al privato sociale

Sollecitato da Colleghi ad una ipotesi di revisione costituzionale, la prima profonda riflessione è sull'art.1 co.1 Cost., dove si racconta che l'Italia è una una Repubblica democratica fondata sul lavoro. 
Senza ricorrere a Metternich, per cui l'Italia è un'espressione geografica, ci sono tre appunti da fare solo su questo comma: 
a) formalmente è una Repubblica, dove non c'è più in realtà la separazione dei poteri e non si conosce più la gerarchia delle fonti. 
Rendo un esempio vicino alle materie che dovrei conoscere. 
Così com'è concepita, la privacy serve per rendere più difficili i rapporti economici, imbrigliando gli aspetti che portano a delle nuove soglie di punibilità, come nel caso dei servizi del privato sociale che coprono aspetti fondamentali in ordine ai servizi nel piano di zona.  
Il fatto che siano nell'ordine contrattuale temporale dell'anno solare, impedisce una seria programmazione degli interventi sociali nel territorio, limitandosi alle situazioni di emergenza.
Il fine insito nelle discipline disegnate dal legislatore europeo e in particolare come l'ha trasposto nel tempo quello italiano, è quello di considerare i cittadini come sudditi. 
I sudditi sono figli di uno Stato assolutista che li considera tutti come malfattori da tassare, tosare e punire. 
Il privato sociale - nonostante i paroloni del legislatore - è considerato con sospetto, in quanto "ruba" competenze al pubblico sociale.  Controllare e punire la fraudolenza è giusto, ma fare come Bonanni (Cisl) [non parliamo poi della Camusso...] che chiede ai lavoratori autonomi sacrifici, che non chiede al lavoratore pubblico, mi lascia pensare.  
La storia della Germania sotto gli Hohenzollern che la hanno governata dal 1410 circa sino alla prima guerra mondiale - in confronto con l'Inghilterra - è stata quella, dal 1370 in avanti, di far emergere una classe nobiliare di campagna, esentasse nonostante producesse in concorrenza con le città, togliendo a queste ultime ogni autonomia, finendo con il deprimere il commercio e le libertà, con tassazioni di rapina. 
Invece l'Inghilterra, pur'essa protestante dopo la c.d. riforma, ha lottato contro il re, ponendogli dei limiti positivi se agiva a favore del popolo, tagliandogli la testa quando governava contro. 
Siamo nella Germania degli Hohenzollern e siamo sudditi. Questo perché l'Unione Europea è fatta dai governi e non dal popolo (Irlanda, Cechia ed Ungheria quanto a referendum docet). 
Di fatto uno Stato e un'Unione Europea che hanno posto parametri economici senza consultare i cittadini e pongono una normativa sulla privacy analoga al principio espresso dall'ObamaCare sull'obbligo di comprare i broccoli senza sapere perché fanno bene, pone la stessa concezione del lavoro che ha la Camusso sul fatto di Pomigliano. 
Uno Stato che non sa gestire le aziende, perché a uno Stato serio ciò non viene richiesto, non sa come funziona l'azienda (neppure i bocconiani lo sanno), ma detta le regole dei banchieri su come gestire un'azienda senza un piano industriale ma con risultati a breve termine. 

b) che sia "democratica" è una parvenza, in quanto - magistrati a parte - la sovranità il governo l'ha ceduta all'UE, la quale è più un'unione di istituzioni che di popoli. 

c) che programmaticamente saremmo fondati sul lavoro, d'accordo. Di fatto il popolo è ostaggio della propria mentalità del favore, raccomandazione, del chiudere un'occhio sul fatto che siamo passati con il rosso, pure in presenza del vigile e che, suvvia non abbiamo neppure più la vergogna di scusarci. 
Sulla delazione. Guardale il sito www.tassa.li e i miei commenti. Poi ditemi. 
Siamo fondati sui diritti quesiti, dove il dovere è quello di moltiplicare le tasse, ma non licenziare gli statali che distruggono la ricchezza. 

Potrei scrivere un trattato sul punto, ma von Mises nella sua critica di Marx era più efficace, ponendo sul tavolo i risvolti economici, giuridici ed etici. 

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